Autismo a scuola: cosa fare in classe

Non è semplice rispondere alla domanda perché in realtà una risposta da manuale e pronta all’uso, non esiste!

Condivido con voi le parole di Jim Sinclair, persona con disturbo dello spettro autistico:

Essere autistici non significa non essere umani, ma essere diversi. Quello che è normale per altre persone non è normale per me e quello che ritengo normale non lo è per gli altri. In un certo senso sono mal “equipaggiato” per sopravvivere in questo mondo, come un extraterrestre che si sia perso senza un manuale per sapere come orientarsi. Ma la mia personalità è rimasta intatta. La mia individualità non è danneggiata. Ritrovo un grande valore e significato nella vita e non ho desiderio di essere guarito da me stesso. Concedetemi la dignità di ritrovare me stesso nei modi che desidero; riconoscete che siamo diversi l’uno dall’altro, che il mio modo di essere non è soltanto una versione guasta del vostro. Interrogatevi sulle vostre convinzioni, definite le vostre posizioni. Lavorate con me per costruire ponti tra noi.”

Jim Sinclair, 1998

 

Questo è il pensiero di una persona affetta da sindrome autistica. Ed è da qui che voglio partire.

Cercare di comprendere l’autismo dal di dentro è la “medicina per poter curare” e concedere alle persone autistiche una vita meno complicata, è necessario cambiare il nostro modo di pensare, solo così possiamo avvicinarci realmente a ciò che è diverso da noi.

Oggi l‘autismo è definito come una condizione di vita e non come un disturbo.

Realmente è possibile costruire dei ponti percorribili tra ciò che è convenzionale per il nostro modo di pensare, la nostra cultura e società, e ciò che rende l’altro diverso nel suo modo di approcciarsi al mondo, nel suo modo unico di pensare e vivere.

Cosa si può fare a scuola?

Da insegnante ho provato a camminare nelle scarpe dei bambini che ho seguito in questi anni e non è stato facile. Non è facile per i bambini sfuggire agli occhi dei compagni che osservano mentre cercano di capire, di dimostrare agli insegnanti che una strada percorribile è possibile, purtroppo non tutti gli insegnanti sono disposti a guardare oltre il proprio naso.

La soluzione perfetta non esiste, ma ciò non impedisce di mettersi alla ricerca di risposte.
Prima di tutto, le basi su cui poter costruire un solido intervento didattico ed educativo sono da condividere con la famiglia e con gli specialisti che hanno in carico il bambino, non si può pensare di progettare a compartimenti stagni.

A scuola è importante osservare il modo in cui il bambino interagisce con l’ambiente, con i compagni e gli adulti, prestare attenzione a cosa accade al verificarsi di alcune situazioni, ad esempio, se in classe c’è molto rumore, se privilegia dei giochi o modalità di gioco, sono alcuni indicatori che possono essere un aiuto per prevenire alcune situazioni problema o per proporre attività e modalità di lavoro quanto più in linea ai bisogni dell’alunno.

E’ importante mettersi in ascolto e guardare ciò che accade, liberi da ogni pregiudizio.

Partendo dal modo in cui vengono percepiti “l’ambiente e lo spazio” in cui viviamo e in cui è inserito il bambino, si può progettare e attuare un intervento personalizzato e mirato, rispettando il proprio modo di essere, senza la pretesa di cambiare nessuno.

Come personalizzare l'ambiente?

Alcuni interventi che ho attuato a scuola hanno avuto quasi sempre da un lato la strutturazione dello spazio, del tempo e delle attività e dall’altro ho sempre lavorato sull’individuazione degli stimoli disturbanti per l’alunno.
In alcuni casi è stato possibile modificare lo stimolo, mentre in altri è stato necessario pensare a delle strategie per evitarlo.

Alcuni esempi: il momento MENSA è spesso problematico, pertanto si potrebbe chiedere ai colleghi di pranzare soltanto con il gruppo classe e/o di anticipare l’ora del pranzo rispetto alle altre classi.
L’ INGRESSO a scuola e l’ USCITA sono due momenti della giornata scolastica particolari, solitamente c’è molto rumore e confusione, si potrebbero anticipare, posticipare o individuare a seconda della disponibilità del bambino soluzioni alternative.  Potrebbe interessarti Autismo: un differente modo di percepire il mondo

Per quanto riguarda la strutturazione dello spazio circostante, in primis è utile sistemare l’aula seguendo dei criteri, consentendo al bambino di avere ad esempio, ordine e prevedibilità nello spazio in cui si muove. Trovo i libri e i materiali scolastici sempre negli stessi scaffali e con lo stesso ordine.

Inoltre, è possibile strutturare il tempo con l’aiuto di agende giornaliere con l’obiettivo di comunicare in anticipo all’alunno cosa accadrà durante la giornata.

Se vuoi conoscere un esempio di agenda giornaliera vai su Biblioteca 2.0

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