Perchè difficoltà ortografiche e non consapevolezza ?

Perché quando si pensa all’acquisizione delle regole ortografiche vengono comunemente definite come difficoltà ortografiche? Imparare a scrivere non è soltanto un percorso in salita e ad ostacoli, ma, è anche una stupenda e magnifica conquista da parte di tutti i bambini.

 

 

 

 

 

Difficoltà o consapevolezza ortografica?

 

 

Vorrei condividere con voi qualche riflessione sull’apprendimento della letto scrittura nei bambini ed in particolare dell’ortografia, che nella scuola primaria viene comunemente definita difficoltà ortografica.
Dopo quasi 30 anni di insegnamento posso dire che imparare a scrivere in modo ortograficamente corretto è strettamente correlato alla consapevolezza di sé e di ciò che si sta facendo.

 

Quando un bambino deve scrivere una parola può procedere in vari modi: può scrivere come capita, come gli sembra più o meno giusto, può chiedere a un compagno, alla maestra, può copiarla oppure può procedere in modo consapevole.

Questa modalità consapevole che io insegno agli scolari, nel tempo, mi ha dato buoni risultati, anche e soprattutto con bambini con difficoltà ed è legata al farsi delle domande sulla parola da scrivere.

 

Fare e farsi domande rende consapevoli!

 

Personalmente invito i bambini a cercare insieme strategie per scrivere una parola in modo corretto. La discussione termina con il definire insieme una serie di domande che ognuno, di fronte a una parola da scrivere, deve porsi.

 

In un primo momento l’alunno viene guidato dall’insegnante, in un secondo momento procederà in autonomia.
Il bambino dovrà porsi una serie di domande:

Conosco questa parola? L’ho già usata? So come si scrive? Se le risposte sono affermative può procedere con la scrittura. Se le risposte sono negative può procedere con altre domande. Dopo aver ripetuto più volte la parola in mente e lentamente le domande successive sono:
Sento delle lettere doppie? La parola somiglia a qualche parola che già conosco (acqua- acquario)? Ha dei suoni che collego ai cartelli appesi in classe (“chi” come chiocciola)? E’ una parola che devo scrivere unita oppure c’è un articolo apostrofato? (L’elastico o lelastico) E’ il nome proprio di una persona o di una città?

 

Chiaramente questi ragionamenti possono maturare solo se il bambino è motivato a farli perché sono lunghi e laboriosi. Necessitano di una certa maturità che non tutti bambini di sei anni posseggono ma che, allenandosi, possono raggiungere.

 

 

 

Quando il bambino è motivato e vuole imparare a scrivere?

 

 

Il bambino è motivato quando quello che scrive è legato al proprio vissuto, quando il bambino vuole proprio scrivere quelle cose.
L’insegnante è e rimane il riferimento continuo del bambino che non riesce a trovare la risposta corretta.
Il compito della maestra sarà di MEDIARE, non fornendo la risposta, ma ponendo al bambino nuove domande, nuovi stimoli.

 

 

Come mediare?

 

L’insegnante potrà rispondere agli alunni con indizi, ad esempio, come si scrive telefono? Bene, sono 8 lettere, senza doppie, inizia come “topo”. La didattica delle domande diventa anche un apprendimento ludico.

Personalmente utilizzo da anni il metodo naturale per l’apprendimento della letto scrittura perché incoraggia fin da subito la scrittura spontanea.

 

Con questo metodo il percorso di apprendimento è personalizzato ed ogni bambino procede secondo i propri ritmi e secondo il proprio livello di maturità e consapevolezza.
Scrivere spontaneamente in merito al proprio vissuto permette al bambino di imparare attraverso il racconto delle proprie esperienze, anziché con schede ortografiche ripetitive e poco coinvolgenti.

 

Il metodo naturale prevede l’incoraggiare i bambini a leggere tutto ciò che c’è intorno a loro dal cartone del latte alle scatole delle medicine.
Questo li aiuta a divenire consapevoli, se non lo sono ancora; che intorno a loro ruotano tantissime parole che loro già conoscono e che fanno già parte della loro vita.

 

 

 

Quale valenza assume l’errore per imparare?

 

Il bambino apprende mentre scrive e riflette sul suo lavoro proprio nel momento in cui lo svolge.

 

L’errore assume una valenza positiva e un percorso da intraprendere per cercare nuove domande.

 

La consapevolezza passa anche dall’errore!

Dobbiamo togliere dalla testa dei bambini che l’errore sia qualcosa di brutto che toglie valore al loro lavoro ma ripetere continuamente che tutti, ma proprio tutti, sbagliamo e che proprio quando sbaglio posso imparare una cosa nuova o farmi tornare in mente una regola che sapevo e che mi sono dimenticato.

Questo avvia un circolo virtuoso per cui il bambino non ha paura di sbagliare, affronta l’errore con serenità, sa che da uno sbaglio può imparare, lavora con impegno anche se fa molti errori, sa che gli altri accettano i suoi errori, non si sente denigrato ma accettato.

 

L’errore si trasforma da ostacolo a risorsa perché è da stimolo per tutta la classe a ragionare su come arrivare alla soluzione ovvero ad una scrittura corretta partendo proprio da un errore.

 

Difficoltà o consapevolezza ortografica?

A voi la scelta!!

Olivia Zanetta

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